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Pubblicazioni


  • Studi su Antonio Labriola e il Museo d'Istruzione e di Educazione

    Alessandro Sanzo, Studi su Antonio Labriola e il Museo d’Istruzione e di Educazione, Roma, Nuova Cultura, 2012.

    Antonio Labriola, negli Appunti sul Museo d’Istruzione e di Educazione redatti a metà degli anni Ottanta per Frans Theodor Lindstrand, confronta l’istituto museale italiano con quelli presenti in altre città europee, raffigurandolo come un «vero ircocervo» (animale favoloso, metà caprone e metà cervo). Con tale giudizio Labriola coglie, senza dubbio, i notevoli limiti operativi del Museo d’Istruzione, ma ne sintetizza, al contempo, in modo implicito ed efficace, la natura intrinsecamente pedagogica. Il Museo d’Istruzione, infatti, in quanto costituisce un laboratorio e un centro propulsore per l’ammodernamento della scuola italiana e per la crescita culturale e pedagogica del paese, risulta essere un museo a tutti gli effetti pedagogico: relativamente ai contenuti, alle finalità e al modus operandi. La sua opera, pertanto, è assimilabile solo in minima parte a quella di un organismo centralizzato che impone le sue scelte alla periferia; essa si configura, piuttosto, prevalentemente come un lavoro di elaborazione e di “impollinazione”, sul piano pedagogico, scientifico e politico-culturale.

    Il presente volume, servendosi anche di documenti d’archivio inediti, intende portare un nuovo ed originale contributo alla ricostruzione e all’analisi della storia del Museo d’Istruzione e dell'opera pedagogico-museale di Labriola (direttore dell’istituto museale dal 1877 al 1891). Particolare attenzione, in tale prospettiva, viene dedicata all’attività di consulenza scientifica svolta dal Museo per conto del Ministero della Pubblica Istruzione, alla formazione museale di Labriola, agli indubbi elementi di innovatività presenti nella sua direzione museale e, infine, a quella che potremmo definire la sua “pedagogia museale”.

    Il volume è stato pubblicato con il contributo del Rettorato dell’Università di Roma “La Sapienza”, nel quadro della realizzazione dei progetti “Carte Labriola” (Sapienza Università di Roma) e “Carte di famiglia” (Sapienza Università di Roma, co-finanziato dalla Fondazione CARIPLO di Milano).

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    Recensione: Vincenzo Orsomarso, Antonio Labriola e il Museo d’Istruzione e di Educazione dell’Università di Roma, in “History of Education & Children’s Literature” (HECL), vol. VIII, n. 2 (Dicembre 2013), pp. 671-677. »


  • L’opera pedagogico-museale di Antonio Labriola

    Alessandro Sanzo, L’opera pedagogico-museale di Antonio Labriola. Carte d’archivio e prospettive euristiche, Roma, Nuova Cultura, 2012.

    Il volume costituisce, per molti versi, la prosecuzione dei precedenti Studi su Antonio La-briola e il Museo d’Istruzione e di Educazione. In questo lavoro, infatti, vengono presentati i risultati di alcune indagini scientifiche delineate in quella sede e qui portate a compimento coniugando la didattica universitaria con l’attività di ricerca. Nello specifico, servendosi di nuovi documenti d’archivio (molti dei quali sono riprodotti nella seconda parte del volume), si analizzano alcuni importanti momenti e dimensioni dell’opera pedagogico-museale di Antonio Labriola negli anni che vanno dal 1880 al 1888.

    Gli ambiti presi in esame riguardano, sinteticamente, la definizione e/o la realizzazione dei sussidi didattici (in particolar modo di quelli per l’insegnamento scientifico), l’impegno di Labriola e di Ruggiero Bonghi per la difesa e il rilancio del Museo d’Istruzione nel biennio 1880-1881, l’attività di consulenza scientifica svolta da Labriola per conto del Ministero della Pubblica Istruzione a metà degli anni Ottanta (come ispettore scolastico e nelle “inedite” vesti di Presidente della Commissione ministeriale incaricata di formulare delle «proposte relative al materiale didattico e scientifico, del quale dovrebbero essere fornite tutte le scuole normali» del Regno d’Italia).

    Il quadro che ne risulta, complessivamente, è quello di un istituto museale in evoluzione, di un laboratorio, di un centro di ricerca ed elaborazione in ambito educativo che, facendo i conti con la specificità politico-culturale del paese, opera pedagogicamente nella direzione dell’ammodernamento del sistema scolastico italiano. Dalle suddette ricerche emerge, infine, in quale misura l’esperienza museale sia organicamente presente e centrale nell’attività di Labriola, anche durante il decennio 1880-1890.

    Il volume è stato pubblicato con il contributo del Rettorato dell’Università di Roma “La Sapienza”, nel quadro della realizzazione dei progetti “Carte Labriola” (Sapienza Università di Roma) e “Carte di famiglia” (Sapienza Università di Roma, co-finanziato dalla Fondazione CARIPLO di Milano).

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  • Educazione, politica, società. Saggi di pedagogia della ricerca

    Alessandro Sanzo, Educazione, politica, società. Saggi di pedagogia della ricerca, Roma, Nuova Cultura, 2012.

    I saggi raccolti nel presente volume sono legati da un preciso filo conduttore: la ferma convinzione – per usare le parole di Antonio Gramsci – che il «rapporto pedagogico non può essere limitato ai rapporti specificatamente “scolastici”», giacché esso «esiste in tutta la società nel suo complesso». Da qui l’interesse, sul piano teorico e pratico-operativo, per il modo in cui tale rapporto si è venuto configurando ed esplicitando in Italia dal secondo Ottocento ai giorni nostri.

    I temi oggetto di ricerca nei diversi saggi restituiscono, complessivamente, l’interconnessione e la circolarità delle tre dimensioni (educazione, politica, società), delineando lo spaccato di un progetto politico-culturale che, dall’unificazione nazionale in poi, ha operato nella convinzione e nella prospettiva che per cambiare effettivamente la società sia indispensabile intervenire sui tre aspetti in modo sincronico, con un approccio tendenzialmente integrato (dall’alto verso il basso e viceversa).

    Il contesto nel quale si inseriscono gli scritti è quello di un pluriennale impegno accademico, scientifico e culturale, da parte dell’autore, volto principalmente a produrre ricerca e a far produrre ricerca. Costitutiva di tale impegno è stata ed è una visione cooperativa della ricerca e dell’intervento in ambito educativo, con la correlata centralità del nesso didattica-ricerca (a livello scolastico e universitario).

    Il volume è stato pubblicato con il contributo del Rettorato dell’Università di Roma “La Sapienza”, nel quadro della realizzazione dei progetti “Carte Labriola” (Sapienza Università di Roma) e “Carte di famiglia” (Sapienza Università di Roma, co-finanziato dalla Fondazione CARIPLO di Milano).

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  • Labriola dopo Labriola

    N. Siciliani de Cumis, Labriola dopo Labriola. Tra nuove carte d’Archivio, ricerca, didattica. Postfazione di Giovanni Mastroianni, Pisa, ETS, 2011.

    «Non da oggi Nicola Siciliani de Cumis si occupa di Antonio Labriola. Di Labriola pensatore, educatore, uomo “politico” nel senso classico del termine, così presente “nella storia delle vicende scolastico-istituzionali dell’Italia negli anni decisivi subito dopo l’Unità”, Siciliani tratta da anni senza interruzione, con impegno costante, dedicandogli edizioni, libri, corsi universitari, tenendolo sempre presente coma una sorta di modello e guida ideale». Così Eugenio Garin – nel 1994 –, discorrendo della «complessità e della ricchezza» di Labriola «della sua efficacia stimolante, educatrice, maieutica in senso socratico» e quindi della «necessità di collocare Labriola in una prospettiva fondamentalmente “pedagogica”, educatrice, quando se ne voglia individuare davvero il senso e la grandezza». Di qui il «peso e significato dell’opera di Labriola » e «della peculiarità di un uomo che sembra esorbitare costantemente dai quadri consueti, collocandosi al di là di testi e posizioni di cui pure, si fa assertore e maestro». Di modo che – concludeva Garin – lo studio di Labriola è diventato per Siciliani de Cumis «punto d’incontro fra indagine storiografica, attività didattica e riflessione metodologica. Il testo è sottoposto a un progressivo approfondimento attraverso una sorta di verifica sperimentale operando proprio attraverso le pagine di Labriola. Studiarle, illustrarle, scoprirne le radici e gli sviluppi, coglierne i processi e utilizzarne i resultati, per comprendere un tempo – il loro tempo – e illuminarne sviluppi e esiti». Ancora oggi, tra passato e futuro.

    Il volume è stato pubblicato con il contributo del Rettorato della Sapienza Università di Roma, nel quadro della realizzazione dei progetti “Carte Labriola”/Sapienza Università di Roma e “Carte di famiglia”/Sapienza Università di Roma, co-finanziato dalla Fondazione CARIPLO di Milano. L’opera si è giovata variamente, nel corso della sua elaborazione, dell’apporto di collaboratori e studenti della Cattedra di Pedagogia generale I della medesima Università (Facoltà di filosofia/Dipartimento di ricerche storico-filosofiche e pedagogiche e Facoltà di Medicina e Psicologia/Dipartimento di Psicologia dei Processi di Sviluppo e Socializzazione – Corsi di laurea in Scienze dell’educazione e della formazione e in Pedagogia e scienze dell’educazione e della formazione).

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  • I figli del Papuano

    N. Siciliani de Cumis, I figli del Papuano. Cultura, culture, intercultura, interculture da Labriola a Makarenko, Gramsci, Yunus, Milano, Unicopli, 2010.

    Che vuol dire intercultura, dal punto di vista di un’attività universitaria di Pedagogia generale, su determinati contenuti di ricerca e con specifici obbiettivi didattici? Come coniugare storiografia e quotidianità educative, per l’appunto in tema di intercultura? Quanti e quali i profili dell’intercultura, che derivano dal doppio impegno, da un lato a far crescere lo “stato dell’arte” di una determinata “materia specifica”, da un altro lato a contribuire allo sviluppo di personalità umane in formazione? C’è o non c’è un qualche rapporto di tipo puntualmente interculturale, tra il formarsi di conoscenze storiche in via di ipotesi “nuove” e il formarsi e il rinnovarsi della capacità critica? E d’altra parte: come si connettono, posto che si connettano, l’interculturale con l’interdisciplinare e, su un altro piano, l’interculturale con il principio elementarmente umano di una critica delle gerarchie culturali storicamente consolidate, spesso pregiudiziali, rigide, passivizzanti, ingiuste? E, in tale ottica, quale il ruolo della persuasione che tutti gli esseri umani, in quanto tali, dispongono di un potenziale di creatività, mai determinabile a priori e praticamente sconosciuto? Quali le finalità e gli strumenti, le occasioni d’indagine e gli spunti di ricerca, gli incontri e gli scontri , i temi e i problemi della specifica esperienza interculturale di questo autore, nell’esercizio della sua duplice funzione di studioso e di docente? Queste e altre domande intende proporre I figli del Papuano: un “non-libro”, più che un “libro”, che derivando le proprie ragioni polemiche da una celebre critica di Antonio Gramsci ad Antonio Labriola, ne ripropone formativamente il senso “altro”, nella concretezza di una trentennale esperienza di apprendimenti, ancor prima che di insegnamenti.

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    Nicola Siciliani de Cumis - I figli del papuano (testo volume) »

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